Ulderico Fabbri (1897 - 1970)

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Biografia breve di Ulderico Fabbri

Ulderico Fabbri (Monestirolo 1897 - Ferrara 1970) è stato uno scultore italiano del XIX secolo. Trasferitosi a Ferrara con la famiglia nel 1911, va a bottega da un marmista e al contempo frequenta i corsi serali della civica scuola d'arte Dosso Dossi". Durante la grande guerra Fabbri resta gra- vemente ferito sul fronte macedone: riporta l'atrofia alle mani, in particolare alla sinistra; ma questo invece che stroncargli la carriera, lo spinge a contatto con l'ambiente artistico romano, e a Roma si trova una "casa per la rieducazione degli invalidi di guerra". Nella capitale studia all'Accademia di Belle Arti e guarda con attenzione ai classici: le prime prove scultoree, 'nudi maschili" e "torsi", risultano accademicamente impostate, e sono risolte con un taglio formale che sembra quasi riprendere il vibrante modellato del Pollaiolo e dei grandi plasticatori emiliani del Quattrocento. Fabbri si adopera nel «titorno all'ordine» propugnato dal Novecento, anche se il suo pare un Neoclassicismo filtrato da Rodin e talora vicino a stilizzazioni geometriche, come nell'opera Ippogrifo, in marmo, esposta in occasione del'suo esordio alla Mostra di Arte Ferrarese (1928). L'artista espone più volte in colletive tenute nella propria città, ma ben presto i suo nome viene conosciuto anche a livello nazionale: partecipa alla Mostra Internazionale d'Arte Sacra (Padova, 1931), alla Primaverile Fiorentina (Firenze, 1933), all'Internazionale d'Arte Sacra (Roma, 1933), alla Biennale di Venezia (1936; in una sala con Manzù), alla Mostra degli Artisti Mutilati (Milano, Galleria Pesaro, 1937, dove il suo Giovinetto viene acquistato per il locale Museo d'Arte Moderna). Accanto alla ritrattistica e alla tematica legata all'infanzia, ricca è la produzione di opere a soggetto sacro, in cui Fabbri ivela un'attenzione verso ritmi plastici più moderni. Dopo la seconda guerra mondiale l'artista porta avanti la tematica religiosa; nascono cosi opere come la Madonna, in terracota, esposta a Ferrara nel 1946, Maternità (1953) oraa Ro, nella collezione Sgarbi, il Mausoleo del vescovo Ruggero Bovelli (1954, Cattedrale di Ferrara). Un suo bozzetto per la Pala del Sacro Cuore, desti- nato al Duomo di Milano, non viene realizzato. Le ultime opere, in particolare le numerose sculture fitili, di soggetto intimistico-familiare, sembrano protese al recupero di un impressionismo alla Medardo Rosso. Nell'ultimo decennio della sua attività, fino alla morte avvenuta a Ferrara nel 1970, l'opera di Fabbri scade inesorabilmente verso stilizzazioni di maniera. Nel 1990 si è tenuta a Ferrara, a Casa G. Cini, una mostra dedicata all'artista.

Fonte: La Scultura italiana del primo Novecento

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